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Quando un paese è sovrano ed emette moneta in maniera indipendente, il debito pubblico corrisponde al credito dei cittadini di quello stesso stato. Tutto ciò che lo stato spende, infatti,  per nuove infrastrutture, ammodernamento delle vecchie, messa in sicurezza del territorio, ricerca in campo medico, archeologico, tecnologico, informatico, ambientale e quant’altro necessita si trasforma, automaticamente, in nuovi posti di lavoro, maggiore scambio di beni e di moneta , conoscenza, benessere, attenzione al singolo e alla comunità. C’è un soggetto sociale che è in debito: lo stato, a cui, però, torna indietro una parte del debito sotto forma di tasse dai singoli cittadini, che lo stato può e deve rinvestire nel sociale, e un soggetto sociale che è in credito: i cittadini. Importante è mantenere questo scambio in equilibrio, in maniera tale che lo stato non sia costretto ad emettere troppa moneta che potrebbe inflazionare il valore della stessa nel rapporto con la moneta di altri stati: nell’import – export, nella libera circolazione dei cittadini, negli scambi culturali, di cura e benessere, per esempio, tanto per citarne alcuni: diritti irrinunciabili di ogni abitante del pianeta. Cosa succede, invece, quando un certo numero di  stati perdono la propria sovranità monetaria? Che ognuno di questi è costretto ad acquistare moneta da un istituto finanziario privato fuori del territorio o fuori della giurisdizione dello stato e questo significa che i proprietari di quello stesso istituto di credito, sicuramente poco adatti a fare, o poco vogliosi di fare, beneficenza, non si accontentano di farsi pagare il servizio, il valore della carta usata, il lavoro di ricerca svolto, ma chiedono gli interessi sul valore nominale della moneta stampata, creata dal nulla!!! Questi presupposti non possono portare da nessuna parte se non al fallimento dei vari stati, uno dopo l’altro: le tasse che pagano i singoli cittadini non potranno mai ripagare, infatti, neanche in parte, il debito pubblico, proprio perché non sono più loro i creditori, ma dei privati che gestiscono il potere finanziario!  E cosa succede quando uno stato fallisce? I creditori si appropriano dei beni di quello stato: territorio, opere d’arte, monumenti, industrie, aziende, e quant’altro ha un valore commerciale, lasciando solo le briciole ai cittadini di quello stesso stato, che, da quel momento vivranno, nella maggior parte dei casi, ai limiti dell’indigenza. Allora, cosa facciamo? Torniamo ad erigere muri, delimitare i confini, impedire la libera circolazione, “uscire dall’euro”, continuare a finanziare gli eserciti per la sicurezza e la difesa? Se i cittadini di un paese hanno ricchezza e quelli di un altro sono tenuti in condizioni di vita miserevoli è quasi naturale che il primo venga invaso dal secondo. Ma la strada non era verso la libertà, la democrazia, il benessere, il miglioramento delle condizioni di vita per tutti? Il pensiero occidentale, da cui derivano lo stato di diritto occidentale, le democrazie occidentali non era il miglior modo per migliorare le condizioni di vita di tutto il pianeta? Esportabile ovunque, ideale per il quale l’occidente si è sentito in diritto di invadere tanti paesi sovrani? La risposta è semplice: se l’Europa, in particolare, culla delle civiltà, vuole continuare a essere una organizzazione capace di creare benessere per i propri cittadini, condizione essenziale per evitare malcontento, rabbia, disperazione, risentimento, vie illegali, alle quali chiunque è disperato si sente in dovere di aderire, deve fare un passo indietro clamoroso, ma l’unico possibile: cambiare la moneta o, semplicemente, tornare a stamparla liberamente negli istituti centrali, che si chiami euro o no, pagando loro solo le commissioni; riappropriarsi dei fondi, cosiddetti salva stato, perché sono soldi che appartengono già ai singoli stati, diminuire notevolmente le spese militari fino a farle scomparire: in paesi dove vige uno stato di libertà e di benessere non servono eserciti, polizie, strutture di controllo, servono nuove infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, ricerca, tecnologia, abbattimento di limiti e confini, quindi un cambio di rotta, un cambio dei paradigmi sociali, un “Risveglio” delle coscienze di ogni singolo cittadino. La strada verso una vita di benessere per tutti è quella di mantenere la sovranità, ma anche quella della libera circolazione di beni, moneta, cittadini, con una moneta unica, se vogliamo, ma che sia rispettosa  del valore di ogni individuo o gruppo di individui, senza limiti e confini, senza eserciti e sistemi di controllo, l’unica legge valida è quella dell’Amore, come diceva Giordano Bruno. Il rispetto reciproco, il riconoscimento del valore di ognuno, la scoperta dei propri talenti, la libera espressione creativa di tutti, il benessere, la libertà creano i presupposti di uno stato sociale armonioso e privo di chi delinque (non se ne trae più vantaggio!) Non servono milioni di leggi, chiunque viene eletto, più o meno legittimamente, si sente in dovere di cambiarne alcune o aggiungerne delle nuove, perché il risultato non cambia: più ci sono limiti, eserciti, polizie, armamenti, confinamenti, ristrettezze economiche e più crescono il terrorismo, le associazioni a delinquere, l’instabilità, la paura, la divisione: l’Impero! E’ così difficile da comprendere? Abbiamo centinaia di esempi storici da ripercorrere e l’esperienza del cosiddetto secolo breve, 1914/1989, in cui è successo quanto di più terribile potesse succedere a tutti gli uomini e le donne di questo pianeta,  è proprio alle nostre spalle, vicinissimo. Vogliamo ricordare le stragi di milioni e milioni di persone: 20 milioni di morti nella prima guerra mondiale, 60 milioni nella seconda, milioni nei campi di concentramento: avversari politici, dissidenti, portatori di handicap, slavi, ebrei, indigenti, milioni di persone deportate in Siberia, la maggior parte lasciata morire di stenti; muri eretti; regimi totalitari che hanno governato grazie al terrore diffuso; intere città e vasti territori distrutti, guerra fredda, corsa agli armamenti, prima, e meno male ancora unica, volta in cui è stata sperimentata la bomba atomica su cittadini inermi! E se a chi impera non interessa nulla di ciò che succede perché finora ne è uscito vincitore, dovrebbe invece interessare a tutti i singoli individui che costituiscono i popoli di questo pianeta, senza i popoli chi impera è costretto a smettere, il suo potere sarebbe, altrimenti, ben misera cosa! La sovranità è di ognuno ed è dentro ognuno, basta risvegliarsi  e creare una fitta rete di scambi e collaborazioni…

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